Quale Protesi Monocompartimentale: piatto mobile o piatto fisso

Quale Protesi Monocompartimentale: piatto mobile o piatto fisso

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Le protesi monocompartimentale a menisco mobile sono state proposte nel tentativo di meglio distribuire le forze di stress sul polietilene nell’interfaccia con le superfici protesiche riducendone il consumo ed al tempo stesso di aumentare le “performances” dell’impianto.   Differenti autori in letteratura  hanno infatti confermato un’usura minore del polietilene per unità di superficie nelle protesi mono a menisco mobile rispetto a quelle a piatto fisso quanto posizionate in un allineamento ideale.  Ma tuttavia rispetto alle protesi totali  le protesi mono a menisco mobile  meno concedono al chirurgo in errori di posizionamento. Infatti nelle protesi totali la superficie mobile tibiale è in grado di compensare parzialmente ad errori del chirurgo soprattutto nell’allineamento rotazionale dell’impianto. Ciò non è possibile con le protesi monocompartimentali in cui un comparto è mantenuto integro e dove ogni errore di allineamento può causare picchi di carico ed impingment potenzialmente causa di  usura del polietilene molto superiori alle protesi a menisco fisso a parità di un allineamento non perfetto.

In letteratura pochissimi studi analizzano e comparano i risultati delle protesi monocompartimentali a menisco fisso e mobile. I risultati presentati sono spesso in contrasto tra loro, come  del resto accade per le protesi totali, e senza risultati univoci a follow-up a medio e lungo termine.

Nel 2002 Emerson et al. hanno analizzato retrospettivamente 51 protesimono a menisco fisso comparate con 50 a menisco mobile. Ad un follow-up medio di  6.8 e 7.7 anni rispettivamente gli autori non dimostrarono differenze statisticamente significative nel Knee Society Score. Inoltre essi identificavano come causa più comune di fallimento delle protesi a menisco fisso il cedimento della componente tibiale mentre per protesi mono a menisco mobile la degenerazione artrosica dell’altro compartimento non protesizzato.

Nel 2004 Gleeson et al registrarono in un altro studio a breve termine miglior beneficio sul dolore con un più basso di revisione nelle protesi a menisco fisso ma anche in questo cao senza significative differenze da un punto di vista dell’outcome.

Nel 2006 Li et al  in uno studio randomizzato poterono dimostrare solo una migliore cinematica e minore incidenza di radiolucenze in favore delle protesi a menisco mobile senza però alcuna differenza statisticamente significativa ad un follow-up di 2 anni.

Nell nostra esperienza i risultati clinici dei 2 gruppi comparati sono stati simili in tutti gli outcomes presi in considerazione (GIUM e Knee Society scores). In nessun caso è stato possibile evidenziare una superiorità di un gruppo sull’altro e viceversa ad un follow-up di oltre 5 anni. Non abbiamo inoltre potuto dimostrare evidenze sulle modalità di fallimento peculiari di ciascuno dei 2 gruppi come proposto da Emerson.

Riteniamo che porre in antitesi protesi mono a menisco fisso o mobile sia concettualmente sbagliato nell’ottica di una moderna chirurgia ricostruttiva. Infatti indirizzandoci sempre più verso una chirurgia “ad personam” riteniamo che entrambi i modelli possano avere un giusto spazio nelle corrette indicazioni.

La protesi monocompartimentali a menisco mobile trovano a nostro giudizio ideale indicazione nei pazienti più attivi con un apparato legamentoso indenne e valido nelle artrosi del comparto mediale sottolineando come nel comparto laterale nella stessa tipologia di paziente sia forse meglio un impianto a menisco fisso. Le protesi a piatto fisso possono forse trovare come ideali indicazioni pazienti più anziani e meno attivi magari con anche associata una parziale lassità legamentosa come confermato da alcuni autori. Ipotizzando inoltre l’utilizzo di impianti all-poly in donne in età avanzata  con qualità ossea non ottimale e dimensioni dell’emipiatto tibiale al di sotto della media riducendo così, attraverso spessori di polietilene più alti, gli stress con la superficie ossea.

In conclusione riteniamo fondamentale ribadire come la protesi monocompartimentale a menisco mobile o fisso debba rappresentare uno dei momenti fondamentali  nella moderna chirurgia ricostruttiva sottolineando l’importanza di una corretta tecnica chirurgica ed una corretta scelta del paziente.

Dr Alfonso Manzotti, UO Ortopedia e Traumatologia,  AO-Polo Universitario Ospedale L. Sacco | Via GB Grassi 74, Milano | tel.0239043104
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