L'Alluce Valgo

L'Alluce Valgo

 

 L'alluce valgo è una patologia che colpisce il primo dito del piede ossia quando questo progressivamente tende ad assumere una deviazione sempre più spostata in direzione laterale verso il secondo dito presentando in associazione una “protuberanza” in corrispondenza della testa del 1 metatarsale definita esostosi  e causata da un abnorme sovraccarico meccanico sulla testa metatarsale e predisponendosi spesso, in seguito all’attrito ripetuto con calzature troppo costringenti, a sviluppare un quadro borsitico-infiammatorio locale con  dolore rossore ed edema locale.

Fondamentale nel trattamento dell’alluce valgo è capire quale ne sia la causa considerando attentamente la biomeccanica del piede e non limitandosi a considerare la deformità come qualcosa che debba essere per forza “raddrizzato”. Ciò aiuterà sia il paziente sia il chirurgo ad evitare o perlomeno a ridurre eventuali recidive problema comune a molti insuccessi chirurgici.

Le cause dell'alluce valgo possono essere:

Congenite: le persone che presentano alterazioni del piede presenti dalla nascita (esempio: piedi pronati) hanno più probabilità di sviluppare l'alluce valgo nell'età dell'accrescimento. Esisterebbero, inoltre, alcuni fattori predisponenti connessi ad un'anamnesi familiare positiva (ereditarietà), soprattutto nei casi di alluce valgo giovanile.

Acquisite o secondarie: per le forme rachitiche, traumatiche, infiammatorie ecc. la responsabilità può essere attribuita soprattutto a modelli di calzatura inadeguati alla fisiologia del piede, come ad esempio scarpe con punta stretta, troppo piccole o col tacco alto. Le scarpe che non si adattano adeguatamente costringono l'alluce in una posizione non naturale e non assecondano la corretta pronazione del piede. Anche alcune patologie, come l'artrite reumatoidee la gotta, possono essere responsabili dell'insorgenza dell'alluce valgo. Diverse altre condizioni rendono vulnerabili allo sviluppo del disturbo, come la lunghezza del primo metatarso, l'ipermobilità dell'articolazione metatarsale, il basso tono muscolare, alcune malattie neuromuscolari e del tessuto connettivo.

Ovviamente un buon esame obiettivo rappresenta  il primo momento di diagnosi valutando il paziente sia durante il carico sia supino alla ricerca di altri segni di sovraccarico come la presenza di ipercheratosità a livello degli altri raggi metatarasali  o la presenza di rigidità articolari che possono condizionarne l’indicazione terapeutica. L’esecuzione di una radiografia in carico è in grado inoltre di fornire un’esatta quantificazione della deformità attraverso la misurazione dello angolo di valgismo tra il primo metatarsale e la prima falange e tra il primo metatarsale ed 2  metatarsale (angolo inter-metarsale). Notevole aiuto infine può essere fornito da un esame baropodometrico  che permette di misurare in posizione statica e dinamica la distribuzione dei carichi sul piede e il grado di compromissione dell'alluce.  

L’indicazione chirurgica  dovrebbe  essere posta a fronte di un quadro clinico sintomatico, dopo che l’eventuale modifica di calzature od altri trattamenti conservativi come plantari  antidolorifici e terapia fisiche hanno fallito e prima che il piede possa ulteriormente peggiorare obbligando il chirurgo ad interventi solo di salvataggio.  

Da un punto di vista chirurgico esistono differenti tecniche che possono essere utilizzate ed ognuna con precisi indicazioni derivanti dalla entità della deviazione, la sua localizzazione, la mobilita’ articolare, l’interessamento degli altri raggi ed ovviamente dalla tipologia del paziente in procinto di essere trattato. Fondamentalmente la correzione  avviene attraverso una ostetomia (“rottura guidatata”e ridirezionamento dell’ osso) che può essere localizzata al termine del metatarso ( osteotomia distale) o, se la deformità è più grave, l' osteotomia viene eseguita alla base del primo metatarso (osteotomia prossimale). Nei casi meno gravi tale ostetomia è inoltre eseguibile con tecniche mini-invasive che prevedono  incisioni di circa 1 centimetro.  Una delle osteotomie metatarsali distali più comuni che vengono eseguite si chiama Chevron. Tipicamente una piccola vite viene inserita nell'osso per mantenere la correzione ed accelerare la guarigione ossea . A seguito di questo tipo di intervento il carico è consentito nel postoperatorio utilizzando una apposita calzatura che consente di mantenere in scarico l’avampiede e da portarsi per circa 30 gg. Le osteomie della base del metatarso, che vengono riservate per casi più gravi con un angolo intermetarsale più elevato, implicano incisioni più ampie con a volte associate ulteriori osteotomie distali a carico della base della prima falange ma che possono permettere eccellenti correzioni impossibili da ottenersi con tecniche  meno invasive. Nei casi più gravi, in gravi recidive, spesso in paziente più anziani può avere senso ricorrere ad interventi di salvataggio come una fusione tra il primo metatarso e la base dela prima falange (artrodesi) o la resezione della base di quest’ultima, interventi in grado di fornire al paziente un discreto benefico clinico 

Dr Alfonso Manzotti, UO Ortopedia e Traumatologia,  AO-Polo Universitario Ospedale L. Sacco | Via GB Grassi 74, Milano | tel.0239043104
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